Quando ci poniamo il problema della creazione artistica siamo già oltre di essa:
siamo postumi di noi stessi.

Il risultato al quale giungiamo, nel percorso creativo non ha nulla a che vedere con quanto del quadro o della poesia, giunge agli altri.
Per essi l’immagine e le parole si fissano in una forma statica, fissano per cosi dire degli stati emotivi.

Per noi il farsi dell’opera e una strettoia, un imbuto nel quale convergono aspettative, speranze, tensioni e desideri che proprio nel momento in cui hanno la massima convergenza, nel quale uno confluisce nell’altro, nel momento cioè in cui l’opera termina, si disgregano di nuovo, si sfaldano fino al punto massimo di lontananza, in cui il reale non è più decifrabile.

Si ha allora l’esigenza di un nuovo quadro, di una nuova creazione.